Architettura balneare: l’epoca delle pagode cinesi in riva al mare

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Le architetture balneari, a partire dagli inizi dell’Ottocento, hanno sempre cercato di offrire esperienze insolite per suggerire luoghi esotici e piacevoli. Andare al mare non era solo un semplice viaggio verso il margine della terra, ma anche l’incontro con un’architettura fantastica, progettata per trasportare in mondi alternativi.

All’interno di questo contesto, possiamo definire come primo stile di architettura balneare le piattaforme di legno, in cui predominava un certo orientalismo popolare e che verso fine dell’800 prosperarono un po’ su tutto il nostro litorale. Un esempio suggestivo era la “pagoda cinese” realizzata a Rimini nel 1870, prosecuzione a mare del Kursaal e ispirata al gusto esotico del padiglione reale di Brighton. Si trattava di una piattaforma in legno, che tutti gli anni veniva costruita sul mare a maggio e smontata all’inizio dell’autunno. Un’isola sul mare al centro della quale, sotto un’elegantissima capanna a forma di chiosco (come una pagoda cinese a righe multicolori), la borghesia del tempo trovava riposo prima di scendere a farsi un bagno, passando dai camerini laterali rigorosamente suddivisi fra maschi e femmine.

Nel dopoguerra le piattaforme di legno vengono cancellate un po’ su tutto il litorale del nostro paese per far spazio alla cultura del turismo di massa e della sua conseguente espansione urbanistica (a dir poco incontrollata in molte città, come la stessa Rimini). Per arrivare a una proposta interessante di piattaforma sul mare occorre attendere la fine degli anni ’80, quando l’architetto argentino Emilio Ambaz presentò a Rimini la sua idea di arenile all’interno della quale spiccavano addirittura due pontili sul mare. Un molo più corto partiva da Piazzale Kennedy per finire su una piattaforma galleggiante che fungeva da prendisole, mentre l’altro si snodava in maniera considerevole in mare proprio nella stessa posizione della pagoda cinese. Si trattava di un lungo molo che nasceva da Piazzale Fellini per allungarsi in mare con una linea ondeggiante, capace di contenere al suo interno alcune chiatte intercambiabili e un giardino botanico alla fine. Poi nel 2006 arrivarono le archistar, e Norman Foster sognò di far diventare Rimini la Dubai della riviera adriatica, proponendo un grattacielo alto 100 metri in Piazzale Kennedy da cui partiva un molo lungo 300 dal design avveniristico, anticipando con stile il progetto pop di Palm Island a Dubai.

Oggi, con l’arrivo del masterplan del Parco del Mare, il “Piano strategico” mette a fuoco la visione del waterfront della città di Rimini: un parco verde rivolto al recupero del rapporto con il mare. In tale contesto il recupero della capanna cinese si pone come un ulteriore prezioso elemento volto alla ricostruzione della Rimini balneare originaria. Un tassello fondamentale per ricreare quella prospettiva urbana da “grandeur” percorribile un tempo con carrozze a cavallo: si partiva da Piazza Ferrari e, dopo aver attraversato Viale Principe Amedeo e la Fontana dei 4 Cavalli, si giungeva al Kursaal (altra ferita postguerra ancora aperta) per poi accedere alla piattaforma cinese.

articolo tratto dalla rivista cartacea di Mondo Balneare, numero 9, marzo 2017
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Last modified: Maggio 9, 2018

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